L’emblema o stemma rappresenta il Sacro Ordine delle tre Croci ed è costituito da uno scudo sannitico bianco diviso in tre settori da un triangolo argento che si allarga dalla base sino a toccare il lato superiore con il vertice.
La parte centrale argentea contiene, idealmente unendole le tre Croci simbolo delle tre derivazioni cristiane cattoliche: la Croce di Canterbury Anglicana, la Croce Latina Romana e la Croce Trilobata Ortodossa.
I simboli delle Croci sono disposti a triangolo cioè ai vertici di un triangolo virtuale e smaltate in oro.
Lo scudo è sormontato dalla corona del Re dei re sovrapposta al simbolo della stella Polare a 64 punte visibile parzialmente in quanto posta sullo sfondo.
Un manto regale bianco e rosso di ermellino abbraccia lo scudo anche se a volte, per chiarezza grafica, viene omesso come per il medesimo motivo a volte la grafica della corona che sormonta lo scudo vie semplificata.
Il classico nastro svolazzante posto sotto allo scudo riporta il motto dell’Ordine “Pax Evangelica”.
Lo scudo diviso in tre settori e le tre Croci disposte ai vertici di un triangolo (figura geometrica con 3 lati e 3 vertici) sono tutti elementi che richiamano con forza la derivazione ecclesiale dello stemma e quindi dell’Ordine stesso.
Lo scudo
Lo scudo è l’elemento base di ogni stemma araldico e indica la regione di provenienza. La sua forma viene generalmente contenuta in un quadrato o in un rettangolo con i lati non troppo dissimili fra loro come dimensioni.
Foggia e dimensioni dello scudo si evolvono nei secoli, i primi sono grandi ma divengono poi sempre più piccoli quando all’armatura e non allo scudo viene affidata la protezione dalle frecce. Quelli con la tacca venivano molto usati nei tornei perché potevano essere collegati alla lancia pesante, Gli scudi più piccoli e leggeri sono dedicati alle donne mentre quelli di destinati ai clerici sono per lo più sannitici o sagomati.
La superficie interna dello scudo si chiama campo ed in genere è piena cioè di colore omogeneo arricchito da alcuni elementi araldici ai quali viene data importanza specifica e disposti in numero limitato per non appesantire la grafica e renderla subito leggibile anche da lontano.
Nel caso in cui si debba evidenziare l’unione di più stemmi aventi un’unica origine (ad esempio familiare) o un’alleanza il campo unico (campo pieno) viene diviso da una o più linee orizzontali, verticali o trasverse e lo stemma viene detto partito, troncato, intersecato, trinciato, ecc. in relazione alla disposizione delle linee.
Lo stemma del Sacro Ordine delle tre Croci e interziato in mantello perché diviso in tre aree definite da linee inclinate si uniscono in alto.
A fianco sono illustrate le forme più comuni degli scudi. Il tipo rotondo e a losanga sono molto utilizzati per gli stemmi femminili mentre quelli ecclesiali più utilizzati sono: sannitico, semirotondo, sagomato anche con elementi accartocciati.
Il significato degli smalti araldici
L’uso dei colori in araldica è molto importante e rappresenta un codice specifico.
Gli elementi colorati vengono chiamati smaltati e i colori smalti.
Gli smalti si distinguono in smalti metallici che comprendono l’oro e l’argento e in smalti colorati come rosso, azzurro, verde, porpora e nero. A questi colori base viene anche associato lo smalto carnagione per la pelle umana e lo smalto naturale per la pelle degli animali, lo smalto campo in cielo quando il cielo viene illustrato in prospettiva con nuvole. Alcuni stemmi araldici, come quelli inglesi e olandesi, utilizzano anche gli smalti arancio, cannella, sanguigno e lionato
Gli smalti in araldica sono molto importanti tanto da essere codificati anche quando la rappresentazione in bianco e nero o in scala di grigi li renderebbe non percepibili. In questi casi l’oro viene rappresentato con una campitura a punti, l’argento viene sostituito dal bianco, il rosso diventa linee verticali, l’azzurro linee orizzontali, il verde linee diagonali a 45° da sinistra in alto verso il basso a destra, il porpora con linee diagonali opposte da destra in alto a sinistra in basso, il nero infine con una fitta rete di linee verticali e orizzontali che si incrociano generando una maglia regolare di punti bianchi su sfondo nero.
I 2 smalti e i 5 colori araldici insieme alla loro rappresentazione in bianco e nero sono illustrati di seguito.

La tradizione cavalleresca, dalla quale derivano gli stemmi dei quali i cavalieri si fregiavano per essere riconosciuti, distingue tra la destra che sorregge la lancia e la sinistra che impugna lo scudo e le figure e gli elementi devono essere rivolti verso destra richiamando anche il simbolismo della destra evangelica.
Gli smalti metallici, richiamano le armature e il grado di nobiltà con l’oro e l’argento. mentre gli smalti colorati hanno riferimenti nelle Crociate: il rosso rappresenta il sangue, l’azzurro il mare da attraversare per raggiungere la Terra Santa e gli altri richiamano elementi caratteristici della fauna e della flora.
L’oro rappresenta la Fede, il Sole, il leone zodiacale, luglio, la domenica, il topazio, l’adolescenza sino ai vent’anni, il girasole, il sette;
l’argento rappresenta la Speranza, la Luna, il cancro zodiacale, giugno, il lunedì, la perla, l’acqua, l’infanzia sino a sette anni, il temperamento flemmatico, il giglio, il due;
il rosso rappresenta la Carità, Marte, l’ariete zodiacale, marzo e ottobre, il mercoledì, il rubino, il fuoco, l’autunno, l’età fra venti e cinquant’anni, il temperamento sanguigno, il garofano, il tre, il rame;
l’azzurro rappresenta la Giustizia, Giove, il toro e la bilancia zodiacali, aprile e settembre, il martedì, lo zaffiro, l’aria, l’estate, la fanciullezza tra sette e quindici anni, il temperamento collerico, la rosa, il sei, lo stagno;
il verde rappresenta la Fortezza, Venere, i gemelli e la vergine zodiacali, maggio e agosto, il giovedì, lo smeraldo, la primavera, la giovinezza dai venti ai trent’anni, le piante verdi, il cinque, il piombo;
il porpora (viola) rappresenta la Temperanza, Mercurio, il sagittario e i pesci zodiacali, novembre e febbraio, il sabato, l’ametista, l’età fra cinquanta e settant’anni, l’iris, il quattro e l’argento vivo metallico;
il nero rappresenta la Prudenza, Saturno, il capricorno e l’acquario zodiacali, dicembre e gennaio, il venerdì, il diamante, la terra, l’inverno, l’età anziana, il temperamento melanconico, l’uno, il ferro;
I manti in pelliccia
Le pellicce che, a volte adornano gli scudi o fanno da sfondo sono d’ermellino o di vajo per ricordare i mantelli nobiliari.
L’ermellino è un piccolo mammifero carnivoro del nord Europa e la Siberia, raramente inserito negli scudi italiani se non come sfondo ed è il simbolo di incorruttibilità e purezza rappresentato da un campo bianco con piccoli segni neri.
Il vajo è un piccolo scoiattolo siberiano e asiatico simbolo di nobiltà e dignità, rappresentato graficamente da quattro fila di pezzi d’argento a forma di campane rovesciate su campo azzurro.
Gli elementi dello stemma dell’Ordine
Lo scudo sannitico è tipico dell’araldica italiana sia laica che ecclesiale, la divisione in tre settori richiama con forza l’origine ecclesiale insieme agli elementi principali (tre) disposti a triangolo (figura con tre lati).
Lo scudo, pur diviso in tre settori non possiede contrasto perché lo smalto metallico bianco è il simbolo araldico dell’argento cioè il colore del settore centrale: quindi apparentemente lo scudo è diviso in tre settori ma in realtà l’argento e il bianco rappresentano il medesimo colore per offrire la simbologia di uno stemma unico.
La mancanza di contrasto fra gli smalti è inusuale in araldica ma in questo caso possiede un valore fortemente iconico simboleggiando una uniformità che unisce senza dividere o discriminare con chiaro riferimento alla Pax Evangelica.
Le tre Croci smaltate in oro metallico illustrano in questo modo la loro importanza.
Gli elementi di contorno principali sono la corona di nostro Signore Re dei re che quindi domina tutte le genti ed è anche la linea guida per ogni cristiano simboleggiata dalla stella polare a 64 punte che viene riportata come sfondo alla corona.
Il manto è di ermellino e porpora ma frequentemente viene tralasciato per far risaltare meglio, graficamente, gli altri elementi. che non impastati dallo sfondo ricco si stagliano più chiaramente assumendo una maggiore importanza.
L’argento, e il bianco che lo sostituisce, rappresentano la virtù della Speranza di veder finalmente riunite tutte le Chiese cristiane pur nelle loro differenze locali;
la Luna è il grande satellite che incombe nel cielo e che con la sua presenza influisce sulle maree, in agricoltura e sulla vita umana;
il cancro è il segno zodiacale che richiama l’attaccamento e la protezione della famiglia insieme a stabilità, sensibilità e fedeltà;
il mese di giugno è quello più opulento e prodigo di frutti ma mite e stabile per clima e temperature;
il lunedì è il primo giorno della settimana e simboleggia l’inizio attivo;
la perla è il gioiello che teologicamente significa purezza, umiltà e timor di Dio;
l’acqua è l’elemento simbolo della vita, della rinascita attraverso la purificazione, che richiama il principio femminile della fertilità e di elemento liquido, puro, adattabile e ricettivo;
l’infanzia sino a sette anni è l’età della purezza senza malizia ne calcolo;
lo smalto richiama il temperamento flemmatico riflessivo e prudente;
il giglio bianco è il fiore della purezza incontaminata per eccellenza.
L’oro rappresenta la virtù della Fede cioè la più importante;
il Sole che è il primo e fondamentale elemento del sistema planetario;
il leone dello zodiaco che esalta l’amicizia, la lealtà, la generosità, la propensione ad aiutare con grande partecipazione gli altri;
luglio è il mese della raccolta dei frutti della terra per antonomasia;
la domenica è il giorno dedicato al riposo e alla devozione religiosa;
il topazio è la pietra preziosa che agisce rasserenando e calma la paura, stimolando mente e corpo;
l’adolescenza dei vent’anni è l’eta del vigore e dei grandi sogni;
il girasole è il fiore della luce e dell’allegria;
il sette è il numero dei giorni della creazione e porta speranza e fortuna.
Ogni elemento araldico dello stemma dell’Ordine possiede significati precisi e non è stato quindi scelto a caso.
