Quello conosciuto come Movimento di Oxford rappresenta una tappa dell’evoluzione anglicana che ha origine dal dissenso per la decisione del Parlamento inglese che intendeva sopprimere, a partire dal 1833, una notevole quantità di diocesi anglicane in Irlanda, considerando che contavano gruppi troppo esigui di fedeli.
La filosofia anglicana è sempre stata molto attenta alle minoranze e si è diffusa nel Rgno Unito anche in microscopiche comunità.
Questa caratteristica è considerata parte del DNA anglicano e molti intellettuali recepiscono la decisione come una inaccettabile ed errata ingerenza dello Stato sulla Chiesa allo scopo di aumentare il potere laico a scapito di quello liturgico.
Ad Oxford i religiosi e importanti personalità decisero che la Chiesa si poteva difendere riformandosi.
Nasce il Movimento di Oxford guidato da Kelbe, Pusey, Ward, Faber e John Henry Newman.
Newman, autorevole guida spirituale degli ambienti religiosi di Oxford, stava sviluppando da tempo nuove idee sulla Chiesa, che considerata anello di collegamento dell’uomo a Cristo.
Ufficialmente la protesta inizia il 14 luglio 1833 quando John Keble pronuncia un discorso sul pericolo insito nella Chiesa inglese dell’indifferenza invitando tutti a lottare contro l’eccessivo potere dello Stato.
Il movimento diviene sempre più importante sino a raggiungere la maggioranza dei consensi dei religiosi anglicani, proponendo la Chiesa anglicana come via intermedia o media per superare sia gli errori del protestantesimo che quelli romani.
Il Movimento propone di superare ogni dogmatismo in una nuova chiesa visibile, con gerarchia composta di vescovi successori degli Apostoli, con sacramenti e riti come canali della grazia, completamente indipendente dallo Stato dal punto di vista liturgico e rinnovata nella misericordia secondo le linee guida dei Padri della Chiesa e delle nuove tendenze dei teologi del Seicento.
Il Movimento di Oxford reintroduce, tra l’altro, il monachesimo realizzandolo in modo abbastanza divrso dal modello romano. I nuovi Ordini monastici e monacali anglocattolici si riuniscono in Ordini misti composti senza distinzioni di genere da monaci e monache nel ricordo del seguito di Gesù che comprendeva, oltre agli Apostoli, una comunità di circa 150 uomini e donne che vivevano in armonia nel principio di non discriminazione del Signore.
Gli Ordini dispersi
I nuovi Ordini, che da ora chiameremo solo monastici anche se misti, accolgono chi desidera consacrarsi ad una vita ascetica ma soprattutto persone sposate o che intendono sposarsi ritenendo la possibilità di essere o divenire genitori come fondamentale per guidare altre anime come insegnano più e più volte le Sacre Scritture.
Considerata la centralità e l’importanza dei nuclei familiari, alla vita comune si affianca quella in famiglia generando Ordini dispersi.
La dispersione predilige la vita in famiglia dei singoli componenti che rimangono in costante contatto fra loro riunendosi anche periodicamente.
Le possibilità di comunicazione remota attuali esaltano al massimo grado gli Ordini dispersi consentendo ai loro componenti contatti costanti remoti indifferenti ai luoghi e alle distanze attraverso la rete internet, le videochiamate, le chat, le videoconferenze, ecc.
La tecnologia consente di vivere esperienze comuni anche separati da migliaia di Km annullando di fatto il tempo e lo spazio.
Oggi i monaci possono vivere la loro partecipazione all’Ordine senza abbandonare la vita familiare, anzi esaltandola e contribuendo con essa ad arricchire l’Ordine.
Questa visione, estremamente importante, sta divenendo rapidamente anche laica attraverso il lavoro disperso con i componenti dei team che operano dalla propria casa interconnessi, l’e-learning ad ogni livello scolastico, gli alberghi dispersi con camere spalmate anche in paesi diversi attorno a servizi centrali e molto altro.
Presto cadranno le assurde limitazioni romane e le discriminazioni di genere se la Chiesa romana vuole sopravvivere e l’anno scorso in Patagonia il Papa ha aperto ufficialmente il sacerdozio agli uomini sposati o che intendono farlo: ma la dottrina evangelica impone il dogma della non discriminazione assoluta quindi quanto vale in un luogo non può non valere in tutti gli altri e tutto il clero romano, che oggi glissa su questo aspetto, dovrà accettarlo.
La Chiesa romana fondata sul maschilismo assoluto non dispone più dell’atroce inquisizione e dovrà trasformarsi per forza. Non possiamo prevedere i tempi di questa trasformazione ma ambiguità e menzogna che oggi il maschilismo assoluto e ingiustificato porta con se dovrà cessare eliminando piaghe come omosessualità e pedofilia ecclesiale per le quali il Papa chiede continuamente scusa e perdono ma senza agire poi efficacemente per estirparle nel solo modo possibile: l’eliminazione del maschilismo e del celibato.
