L’Ordine delle Tre Croci è un ordine di tradizione medioevale monastico cavalleresco di tipo Sovrano cioè indipendente anche se fa riferimento specifico alla Chiesa Anglo Cattolica San Paolo Apostolo.

Gli Ordini cavallereschi sono definiti Sovrani quando possono agire in modo autonomo e questa connotazione è determinata da una struttura propria e dalla presenza del Supremo Reggente che, essendo contemporaneamente anche l’Arcivescovo Primate della Chiesa Anglo Cattolica San Paolo Apostolo possiede il Fons Honorum che lo legittima ad ordinare liturgicamente Dame, Cavalieri e Nobili di ogni retaggio.

Come è noto la Costituzione Italiana separa e rende totalmente indipendente ogni Chiesa e Confessione Religiosa dallo Stato laico che non può in alcun modo interferire nelle questioni teologiche e liturgiche come è giusto che sia.

La Chiesa e anche l’Ordine delle Tre Croci godono quindi del rispetto e della considerazione delle autorità repubblicane e questa è una enorme conquista della Nazione Repubblicana Italiana che va sempre adeguatamente sottolineata.

I titoli e le benemerenze conferite liturgicamente dall’Ordine sono quindi riconosciuti dallo Stato che contemporaneamente contrasta i titoli e le onorificenze completamente false e prive di ogni significato delle, purtroppo, molte associazioni private illegittime attraverso la legge 178 del 1951 e il disposto del Codice Penale con sanzioni amministrative e anche pene detentive.

Le sanzioni amministrative e anche la reclusione in carcere attendono chi si fregia e chi offre benemerenze false comprese quelle elargite da associazioni che nascono o hanno sede all’estero ma che non sono riconosciute specificatamente da una legge del Governo in carica in quello Stato o dalla Casa reale anche non più regnante a condizione che non abbia abdicato.

Secondo la prassi araldica infatti una famiglia reale spodestata non perde il proprio Fons Honorum ma lo perde definitivamente e irrimediabilmente nel caso che abbia abdicato la propria maestà nei confronti di un nuovo governo di qualsiasi tipo possa essere.

Questa distinzione è considerata di fondamentale importanza perché quando una abdicazione o un passaggio di poteri equivalente viene messo in atto, proprio con questo accordo il Fons Honorum e quindi la possibilità di concedere titoli e benemerenze cessa definitivamente e non può essere più esercitato o ripristinato.

Naturalmente questo non significa che il trasferimento del potere debba avvenire con una rivolta, una rivoluzione o altri eventi traumatici ma solo che, anche nel caso di un trasferimento di poteri senza conflitti anche non sanguinosi questo avviene coercitivamente con una parte che prevale e l’altra che subisce il trasferimento e la perdita del proprio potere senza però accondiscendere con una abdicazione.

Nel mondo ecclesiastico le cose sono molto diverse: il potere è spirituale e viene trasmesso al Vescovo Primate per Successione Apostolica direttamente dal Re dei re nostro Signore che detiene ogni onore e potere.

Omni potestas a Deo

La frase latina “Omni potestas a Deo” significa “Tutta la potenza viene da Dio”. In altre parole, esprime l’idea che ogni tipo di autorità o potere, che si tratti di potere spirituale, temporale o politico, deriva direttamente dal Signore.

Questa espressione è legata a concetti religiosi e filosofici che affermano che Dio è la fonte ultima di ogni autorità e che ogni potere umano è subordinato alla sua volontà. È un principio che si ritrova in molte tradizioni religiose, in particolare nel Cristianesimo, dove si sottolinea l’idea che Dio governa l’universo e che ogni autorità terrena è in ultima analisi sotto il suo controllo.

Nel contesto araldico, la frase “Omni potestas a Deo” viene usata per esprimere l’idea che il potere e l’autorità sono dati da Dio. Questo principio si lega alla tradizione medievale e rinascimentale, quando il diritto di governare, o di detenere un determinato titolo nobiliare, era spesso visto come un dono divino o un mandato celeste.

In particolare, la frase “Omni potestas a Deo” viene associata al potere dei Principi delle Chiese Autocefale nelle quali il Primate detiene il suo potere in virtù della volontà divina. È un principio che si ricollega alle dottrine religiose del diritto divino dei re, che sostenevano che i monarchi o i nobili ricevevano il loro potere direttamente da Dio e non da altri esseri umani.

In alcune insegne araldiche, l’inclusione di questa frase potrebbe essere accompagnata da simboli che richiamano la divinità, come croci, aureole o altri elementi religiosi, per enfatizzare il legame tra potere temporale e autorità divina. Quando in uno stemma araldico accanto a un simbolo di potere, come una corona o uno scettro, viene riportata la dicitura Omni potestas a Deo questo sottolinea che la legittimità del potere nobiliare è sancita direttamente da Dio stesso.

Nel contesto araldico, questa frase non solo evidenziava il potere politico o nobiliare di una famiglia, ma anche il suo fondamento spirituale e divino e negli stemmi ecclesiali questa frase si intende sempre presente anche se in forma palese o sottintesa.

Un’altra peculiarità ecclesiale è nel Fons Honorum che non può essere tolto al Primate quando lo cede al proprio successore perchè decide di ritirarsi divenendo Primate Emerito in quanto continua ad essere Principe della Chiesa.

In questo caso specifico al Primate Emerito rimane sempre per Successione Apostolica la possibilità di esercitare il Fons Honorum anche se non è più a capo della Comunità Ecclesiale se non in forma onorifica.

Il Primate Emerito può legittimamente ordinare Dame, Cavalieri e Nobili oltre a distribuire onorificenze in quanto rimane sempre un Vescovo e mantiene ogni privilegio e capacità che il suo rango comporta.

Il termine emerito deriva dal termine latino emeritus che significa “che ha compiuto il servizio”, essendo il participio passato del verbo emerēre che significa appunto “finire di meritare / completare il proprio dovere”.

Dal punto di vista giuridico emerito significa ritirato dal servizio attivo, ma che conserva titolo e onori della propria condizione.

L’aggettivo viene utilizzato soprattutto in ambito religioso ma anche accademico e istituzionale per indicare una persona che, pur essendo andata in pensione o avendo lasciato la carica, mantiene il titolo come riconoscimento del valore del servizio svolto e, in ambito ecclesiastico, conserva anche tutti i privilegi, gli onori, la stima e i roconoscimenti non legati alla specifica carica che ha abbandonato: la condizione di emerito è quindi profondamente diversa da quella di ex perché mantiene titolo e dignità anche avendo abbandonato la carica specifica.

In ambito accademico un professore emerito è un docente universitario in pensione che ha avuto una carriera di particolare prestigio e continua talvolta a svolgere attività di ricerca, consulenza scientifica, partecipazione a commissioni, docenze specifiche e simili.

Nella Chiesa il Vescovo emerito è quello che ha lasciato la guida della diocesi, di solito per età, ma rimane sempre un Sacerdote e un Vescovo con tutte le possibilità e i privilegi. Recentemente abbiamo avuto nella Chiesa Cristiana Romana anche un Papa Emerito: titolo introdotto per Benedetto XVI° per indicare il Papa che aveva rinunciato a guidare da Primate la sua Chiesa mantenendo però dignità e anche certe prerogative simboliche del Papato oltre, naturalmente, a quelle sacerdotali e vescovili.

In effetti mentre nelle istituzioni il termine emerito è un aggettivo onorifico in ambito accademico e ancora di più in quello ecclesiastico assume un rilievo molto più importante sino a mantenere praticamente ogni funzione, prerogativa e privilegio ad eccezione della rappresentanza legale della sua Comunità Cristiana. Anche in questo caso esiste una differenza netta tra il mondo laico e quello religioso che spesso navigano di conserva ma a volte differiscono tra loro in modo deciso.

L’organigramma dell’Ordine di Tre Croci

L’Ordine delle Tre Croci possiede l’organigramma tipico di un Ordine monastico-cavalleresco che deriva dalla tradizione storica medievale integrata dai modelli moderni degli ordini religiosi.

Si tratta di una struttura gerarchica rigida che combina vita monastica regolata dal codice religioso con le funzioni cavalleresche che oggi non sono più militari ma misericordiose e caritative.

L’Ordine delle Tre Croci è un Ordine Sovrano e nella sua indipendenza possiede tratti originali con un organigramma che, ricalca ma si distingue dallo schema generale, utilizzato da altri Ordini come i Templari, gli Ospitalieri, i Teutonici, ecc.

Al vertice dell’Ordine abbiamo il

SUPREMO REGGENTE

è l’autorità suprema spirituale e amministrativa che rappresenta, come referente legale unico, l’Ordine stesso e la Chiesa Anglo Cattolica San Paolo Apostolo in quanto è sempre il Primate della Chiesa ad assumere la carica di Supremo Reggente dell’Ordine delle Tre Croci.

Il Supremo Reggente, definito per semplicità anche Reggente, possiede il Fons Honorum e ordina liturgicamente e araldicamente ogni membro dell’Ordine, affida le cariche e convoca Concili e Capitoli generali.

Un Ordine religioso non ha una struttura democratica e il Reggente possiede ogni diritto e facoltà ma può delegare alcune sue funzioni per una più agile distribuzione dei compiti e degli incarichi.

Per motivi pratici il Reggente possiede una propria struttura che si occupa delle funzioni ordinarie o può ricevere deleghe per compiti specifici, tale componente si chiama Segreteria Sovrana e viene gestita da un Segretario Sovrano nominato senza formalità direttamente dal Reggente. Questo ufficio svolge i compiti affidatigli dal Reggente e può sostituirlo, quando richiesto, nella gestione e nel coordinamento dei Dignitari e dei Membri comunicando e rendendo operative la voce e le decisioni del Reggente. La Segreteria Sovrana compila, conserva e aggiorna l’Albo dell’Ordine con l’elenco di tutti i Membri indipendentemente dal loro rango e si occupa anche del protocollo o catalogazione dei Decreti emessi dal Reggente. Nel terzo millennio questi elenchi sono divenuti per praticità digitali ma questo nulla toglie al loro valore e alla loro importanza.

Consiglio Sovrano

Il Consiglio Sorano è costituito da tutti i Ministri che vengono nominati dal Reggente con lo scopo di aiutarlo a svolgere l’ordinaria amministrazione coadiuvandolo nelle questioni pratiche.

Il Consiglio Sovrano è molto simile al Governo dei Ministri degli Sati laici ma le funzioni dei Ministri sono normalmente propositive e consultive se non dispongono di precise deleghe promulgate per Decreto dal Reggente.

Del Consiglio Sovrano fanno parte anche il Gran Maresciallo, il Gran Ospitaliere e il Gran Priore che mantiene anche i contatti con il Consiglio dei Governatori.

Capitolo Generale

Il Capitolo Generale è l’assemblea che riunisce tutti i membri dell’Ordine di ogni grado cioè Dame, Cavalieri, Nobili e Cappellani: possiede funzioni propositive e consultive e le soluzioni e le strategie che propone al Reggente non sono vincolanti potendo il Reggente decidere sempre in assoluta autonomia e indipendenza la loro approvazione oppure modificarle o respingerle.

Gran Priore

Il Gran Priore è una figura di particolare rilievo che partecipa sia al Consiglio Sovrano che al Consiglio dei Governatori seguendo le riunioni dei Dignitari Maggiori cioè di tutti i responsabili delle sezioni territoriali dell’Ordine delle Tre Croci normalmente chiamati appunto Governatori.

Il Gran Priore è il responsabile delle aree territoriali o province dell’Ordine delle Tre Croci con il compito di coadiuvare i Governatori a interfacciarsi fra loro per migliorare la gestione locale e generale in un insieme coordinato di grande valore sia simbolico che reale.

Gran Ospitaliere

È il responsabile delle opere caritative, assistenziali e ospedaliere dell’Ordine e per questo è generalmente scelto fra gli scenziati e i ricercatori che si occupano di analisi quantistiche ECC.

Gran Maresciallo

É storicamente una figura di altissimo profilo perché, nel Medioevo, deteneva il comando di tutte le forze militari dell’Ordine ma che oggi,  non avendo più l’Ordine delle Tre Croci alcuna connotazione militare e nessun apparato militare, svolge compiti diversi ma non meno importanti sovraintendendo alla logistica e alle questioni disciplinari quando necessario. Quando il Reggente non affida ad altri l’incarico di Gran Cerimoniere il Gran maresciallo svolge anche funzioni protocollari e cerimoniali.

Priorati

Per migliorare il funzionamento dell’Ordine delle Tre Croci vengono utilizzati i Priorati cioé comprensori territoriali quindi aree regionali che vengono diretti da un Governatore che può essere un Priore o un Balivo: il primo è una figura laica mentre il Balivo è un Membro confesso dell’Ordine cioè ordinato come sacerdote o come vescovo. Quando il Governatore è un Balivo è anche il diretto responsabile della vita religiosa e delle opere spirituali e liturgiche locali dell’Ordine nel Priorato di pertinenza.

Commanderie

Le Commanderie sono guidate da un Commendatore o Comandante e gestiscono unità più piccole che possono essere aree territoriali di dimensioni inferiori ai Priorati oppure essere costituite da sezioni non territoriali ma adibite a compiti specifici. I Priorati maggiori comprendono Commanderie in vario numero per una più agile struttura gestionale ma possono essere create Commanderie anche indipendenti dai Priorati per rispondere ad esigenze specifiche come le attività caritative, il reclutamento, la formazione e la gestione delle proprietà locali. Le Commanderie non territoriali sono alle dirette dipendenze del Capitolo Generale quindi del Sovrano Concilio e del Supremo Reggente. Ogni Commanderia viene diretta e gestita da un Commendatore che riferisce direttamente al Supremo Reggente circa il suo operato.

Membri dell’Ordine

Gli ordini monastico-cavallereschi distinguono di solito i propri membri fra Cavalieri professi cioé religiosi vincolati dai voti accettati al momento dell’investitura e figure laiche chiamati: fratelli sergenti, fratelli laici, donati, oblati e simili tutti non cavalieri che svolgevano funzioni militari leggere, amministrative o logistiche. L’Ordine delle Tre Croci non possiede queste distinzioni perché tutti i suoi Membri sono Monaci Cavalieri indipendentemente dalla loro condizione di Dama, Cavaliere o Nobile. I Monaci Cavalieri si impegnano, quando ricevono l’investitura liturgica a seguire i propri voti che sono quelli già accettati da ogni Cristiano con il Sacramento del Battesimo e NON contemplano, come avveniva nel Medioevo orpelli e postulati di povertà, castità e simili inaccettabili per la teologia Anglicana che si evolve nel tempo sempre in modo significativo.

Cappellani

I Monaci Cavalieri sono dei Monaci e dei proto-Diaconi che possono facilmente divenire Diaconi dovendo solo studiare specificatamente i compiti diaconali e richiedere al proprio vescovo diocesano l’aggiornamento del loro status ecclesiale. Nell’Ordine delle Tre Croci ci sono anche membri ordinati liturgicamente come presbiteri, quindi sacerdoti e vescovi, che vengono chiamati genericamente Cappellani, rappresentano il Clero interno all’Ordine e sono responsabili delle liturgie e della cura e delle opere spirituali e della guida delle anime.

Strutture di supporto

Nostro Signore ha celebrato la prima Eucarestia sul tavolo di una semplice osteria quindi ogni sede, anche temporanea, dell’Ordine può divenire permanentemente o temporaneamente una Capella cioè un luogo di culto dell’Ordine e come nella tradizione che inizia nel primo secolo, ogni sede può divenire permanentemente o temporaneamente anche un luogo per l’assistenza misericordiosa e il sostegno sociale e utile con distribuzioni di generi di prima necessità, mense e alloggi caritatevoli e simili. Molto importanti sono le attività sanitarie svolte dall’Ordine delle Tre Croci in particolare con le analisi quantistiche ECC e le attività di formazione. La lotta contro la non informazione e l’informazione distorta, parziale o scorretta è una grande crociata che l’Ordine persegue con ogni mezzo disponibile nella certezza che le informazioni positive corrette salvano vite, aiutano le persone e sconfiggono il male quando vengono capillarmente diffuse.

La struttura dell’Ordine Sovrano Monastico Cavalleresco delle Tre Croci non è troppo complessa ed è creata per ragioni pratiche e per coadiuvare il Supremo Reggente nei suoi molteplici compiti rendendoli meno gravosi.

Per maggiore chiarezza le cariche, come le liste dei Ministri con i loro incarichi specifici e gli elenchi dei Governatori vengono pubblicate separatamente.

Le cariche sono disposte dal Reggente che può modificarle e revocarle in ogni momento mentre lo schema dell’organigramma generale rimane sempre valido e immutabile.

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